Nelle città italiane la mobilità in bicicletta si svolge prevalentemente su infrastrutture di tipo misto: corsie ciclabili ricavate dalla carreggiata stradale, tratti di pista in sede propria e percorsi promiscui con i pedoni. La qualità e la continuità di questi spazi varia considerevolmente da città a città, riflettendo le differenti priorità delle amministrazioni locali e la disponibilità di spazio stradale.

Segnaletica verticale e orizzontale per ciclisti

La segnaletica destinata ai ciclisti in ambito urbano è regolata dal Regolamento di esecuzione del Codice della Strada (D.P.R. 495/1992) e dalle successive circolari ministeriali. I segnali più diffusi sulle strade urbane italiane includono:

  • Segnale di pista ciclabile obbligatoria (segnale rotondo, sfondo blu, bicicletta bianca): indica l'obbligo di usare la pista per i ciclisti.
  • Segnale di fine pista ciclabile obbligatoria: segnala la cessazione dell'obbligo.
  • Corsia riservata ai ciclisti: segnaletica orizzontale con freccia-bicicletta e, talvolta, colorazione del manto stradale in rosso o verde.
  • Attraversamento ciclabile: strisce bianche discontinue analoghe all'attraversamento pedonale, con pittogramma della bicicletta.
  • Casa avanzata: spazio all'intersezione semaforizzata riservato ai ciclisti, che consente di posizionarsi davanti alle auto in attesa del verde.

Con la riforma del Codice della Strada approvata nel 2024 (Legge 177/2024), sono state introdotte disposizioni specifiche per la corsia ciclabile per doppio senso di marcia, che permette ai ciclisti di percorrere in entrambe le direzioni strade a senso unico per i veicoli a motore. Questa soluzione, già diffusa in altri paesi europei, è ora regolamentata anche in Italia con criteri tecnici definiti.

Pista ciclabile in ambito urbano
Pista ciclabile in contesto urbano con separazione fisica dalla carreggiata. Fonte: Wikimedia Commons, CC BY-SA.

Le città con le reti più sviluppate

Tra le città italiane, Bolzano è storicamente considerata quella con la rete ciclabile più capillare in proporzione alla superficie urbana. Il collegamento tra il centro città e i quartieri periferici avviene tramite un sistema di piste che seguono i fondovalle e i corsi d'acqua principali, con itinerari sufficientemente continui da consentire spostamenti quotidiani.

Ferrara, in Emilia-Romagna, è nota per la tradizione ciclistica dei propri abitanti e per una rete di percorsi che si estende anche al centro storico, dove i ciclisti godono di particolari agevolazioni nella circolazione. La città ha adottato nel corso degli anni misure di moderazione del traffico che hanno favorito la mobilità lenta.

Milano ha avviato dalla fine degli anni 2010 un'espansione significativa delle infrastrutture ciclabili, con la realizzazione di nuove ciclovie radiali che collegano le periferie al centro. Alcune di queste corsie sono state realizzate in forma sperimentale durante il periodo post-pandemico e successivamente rese permanenti.

Nota metodologica

I dati sulla dotazione ciclabile delle città italiane sono raccolti e aggiornati periodicamente dall'ISTAT nell'ambito delle rilevazioni sulla mobilità urbana sostenibile e dalle amministrazioni comunali nei propri piani di mobilità urbana sostenibile (PUMS).

Zone 30 e moderazione del traffico

La diffusione delle zone a 30 km/h nelle aree residenziali e nei centri storici contribuisce a migliorare la sicurezza dei ciclisti senza necessariamente richiedere infrastrutture dedicate. A velocità ridotte, la promiscuità tra biciclette e veicoli a motore è generalmente considerata accettabile dai tecnici del settore, purché il volume di traffico non sia eccessivo.

Bologna ha avviato nel 2022 un programma di trasformazione del centro storico in zona 30, che ha interessato ampie porzioni della rete viaria interna. Analisi successive hanno rilevato riduzioni nei tempi di percorrenza per i ciclisti e un incremento del numero di utenti della bicicletta sugli assi principali coinvolti.

Intermodalità bici-treno

Un aspetto rilevante della mobilità ciclistica urbana riguarda l'integrazione con il trasporto pubblico, in particolare con il treno. La norma italiana (D.M. 4 agosto 2008) stabilisce che i vettori ferroviari debbano prevedere spazi per il trasporto della bicicletta a bordo, con modalità che variano a seconda della tipologia di servizio.

Nelle stazioni di maggiori dimensioni, la presenza di cicloposteggi custoditi o automatizzati consente di lasciare la bicicletta in sicurezza per proseguire il viaggio con altri mezzi. La copertura di questo servizio rimane limitata alle stazioni principali; nelle fermate minori la disponibilità di rastrelliere è spesso inadeguata rispetto alla domanda.

Sicurezza: dati e comportamenti

I dati sugli incidenti stradali che coinvolgono ciclisti vengono rilevati annualmente dall'ISTAT in collaborazione con l'ACI. Gli incidenti più frequenti in ambito urbano avvengono alle intersezioni, dove la visibilità reciproca tra ciclisti e automobilisti è ridotta.

L'obbligo del casco è previsto dalla legge italiana solo per i ciclisti di età inferiore a 14 anni. Per i maggiorenni, l'uso è raccomandato ma non obbligatorio fuori dalle competizioni. Il dibattito sull'opportunità di estendere l'obbligo anche agli adulti è ricorrente e non ha ancora trovato una soluzione legislativa condivisa.

L'illuminazione della bicicletta nelle ore notturne è invece obbligatoria per tutti i ciclisti. Le norme prevedono luce anteriore bianca o gialla, luce posteriore rossa e catadiottri laterali. Le sanzioni per la mancata osservanza sono definite dal Codice della Strada.